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martedì 3 aprile 2012

VILLACHIARA:
VOLANTINAGGIO SULLA RIFORMA DEL LAVORO
GIOVEDI' 5 E VENERDI' 6 APRILE '12

TESTO DEL VOLANTINO:

PRIMO OBIETTIVO DEL PD

CREARE POSTI DI LAVORO

IN ITALIA MANCA IL LAVORO

La disoccupazione in questo periodo è in continuo aumento. Nell’ultimo trimestre il tasso di disoccupazione è balzato al 9,6%. È il dato più alto degli ultimi dodici anni. Ancor peggio è la disoccupazione giovanile che raggiunge il 32,6%, un vero record negativo. Le donne e i giovani sono tenuti fuori dal mercato del lavoro o sono costretti a un lungo e umiliante precariato. Le crisi aziendali inoltre fanno perdere lavoro anche ai cinquantenni che difficilmente poi potranno ritrovarlo. È necessario mettere in cantiere iniziative a tutti i livelli per promuovere occasioni di nuova occupazione e possibilmente non precaria.

È NECESSARIO CHE L’ITALIA TORNI A CRESCERE

L’Italia è in recessione, il Pil si riduce, le retribuzioni reali calano, le buste-paga si assottigliano, sempre più per i lavoratori e i pensionati. Le bollette invece continuano ad aumentare. Il Paese invece ha bisogno di crescere; occorre far ripartire l’economia. Il rigore è necessario, ma senza crescita il rigore non salverà l’equilibrio dei conti pubblici. L‘Europa e l’Italia devono cambiare politica economica e tornare a crescere e produrre lavoro.

MIGLIORARE LA RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO

Il Governo ha proposto una riforma del mercato del lavoro che va nella direzione giusta di ridurre la precarietà ed estendere gli ammortizzatori sociali, ma fa solo primi timidi passi. Il Parlamento ha il dovere di migliorarla e consolidarla. I giovani, le donne, coloro che perderanno lavoro, vanno sostenuti con politiche di avviamento e riqualificazione professionale.

IL LAVORO NON PUÒ ESSERE USA E GETTA

Il Governo propone una riforma inaccettabile dell’articolo18 dello Statuto dei Lavoratori. Secondo la riforma un lavoratore licenziato ingiustamente dall’impresa per motivi economici infondati non ha più diritto di tornare in azienda a lavorare. Questa norma può aprire un’ondata di licenziamenti ingiusti nelle imprese, in un periodo in cui di lavoro ce n’è poco. È necessario che il giudice possa reintegrare, come in Germania, il lavoratore licenziato ingiustamente. Occorre che il Parlamento ripristini il diritto al reintegro nella legge, come deterrente per scongiurare licenziamenti ingiusti.

Il Partito Democratico si impegna a cambiare questa norma

e a presentare proposte per favorire la ripresa economica,

con l’obiettivo di creare nuovi posti di lavoro e diminuire la disoccupazione.

giovedì 26 maggio 2011

Villachiara
Sala Civica
Assemblea dei Circoli PD
della Zona Bassa Bresciana Occidentale
LUNEDI' 30 MAGGIO ore 20.45
con Mauro Pagani
responsabile del dipartimento lavoro
per discutere di:
Elezione dei delegati di zona alla
Conferenza Nazionale sul Lavoro
“Persone, lavoro e democrazia”

giovedì 19 maggio 2011

Villachiara
Sala Civica
Assemblea dei Circoli PD
della Zona Bassa Bresciana Occidentale
LUNEDI' 30 MAGGIO ore 20.45
con Mauro Pagani
responsabile del dipartimento lavoro
per discutere di:
Elezione dei delegati di zona alla
Conferenza Nazionale sul Lavoro
“Persone, lavoro e democrazia”



mercoledì 27 aprile 2011

giovedì 6 maggio 2010

Il Circolo PD di Pompiano in collaborazione con i Circoli PD della Bassa
organizza per
mercoledì 12 maggio 2010 ore 20.30
Auditorium Comunale

il Convegno

La crisi nel territorio della Bassa

Introduce Mario Armanini Portavoce Pd Pompiano
Giorgio Bontempi
Assessore Provinciale al lavoro

Luigi Mensi
Direttore Generale Bcc di Pompiano e Franciacorta

Eugenio Massetti Editore
Presidente Provinciale Confartigianato di Brescia

Mauro Capitanio
Presidente Nazionale Fondazione Consulenti del lavoro

Piero Maffeis
Preside Scuola Professionale Superiore di Bargnano

Giorgio Pollicino
Operaio - Membro del Coordinamento Pd

Moderatore Tonino Zana (Giornale di Brescia)

Al termine un momento conviviale preparato dagli alunni della scuola di Bargnano di Corzano e offerto dai Circoli della Bassa.

venerdì 30 aprile 2010

mercoledì 28 aprile 2010

martedì 7 luglio 2009

Badanti, Martina: “La furia ideologica della destra produce danni per i cittadini, non sicurezza”

Criminalizzare le badanti e procurare alle famiglie italiane grane giudiziarie.

Sono questi gli effetti immediati del provvedimento voluto dal centrodestra. Le politiche sull’immigrazione di questo governo non porteranno, infatti, maggior sicurezza, ma solo danni per i cittadini. A fare le spese di misure schizofreniche saranno in particolare tutte quelle famiglie che hanno bisogno di quell’assistenza che le strutture sanitarie non sono in grado di fornire. E parliamo di migliaia di persone solo in Lombardia.

Dati alla mano, nella nostra regione le badanti sono ben 130mila. Di queste il 40 per cento, che è senza permesso di soggiorno, rischia un processo per il neo reato di clandestinità introdotto dalla destra. Con queste cifre è facile capire che l’applicazione delle nuove norme rischia di congestionare le aule giudiziarie e di mandare a processo anche le persone che ricevono assistenza.

La politica si fa col buon senso, non con la furia ideologica. In questo momento non ci importano le spaccature insite nella maggioranza e nemmeno i distinguo di alcuni esponenti di governo. Chiediamo invece senso di responsabilità, una gestione intelligente del fenomeno migratorio. Per questo ci aspettiamo che il centrodestra modifichi quelle norme pericolose e controproducenti per tutti i cittadini.

Maurizio Martina
Segretario PD Lombardia

sabato 2 maggio 2009

Un Primo Maggio per i troppi morti sul lavoro

Primo Maggio, festa dei lavoratori, quest'anno con una dedica e un significato speciale: per L'Aquila e per le popolazioni dell'Abruzzo colpite dal terremoto. Lì si è svolta la manifestazione nazionale con i segretari dei sindacati Cgil, Cisl e Uil: Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Solo il lavoro e la ripresa delle attività imprenditoriali, assieme al rilancio dell'università, possono garantire un futuro alla popolazione; solo una ricostruzione che sia improntata ai criteri della serietà, dell'efficacia e soprattutto della sicurezza può evitare il ripetersi di tragedie come questa: questo il messaggio, lanciato dal palco allestito nella scuola di formazione permanente della Guardia di Finanza, dai tre segretari generali.

Slogan dell'iniziativa, senza cortei, striscioni o bandiere, “Il lavoro unisce: legalità, dignità, sicurezza, ambiente, diritti e solidarietà per uscire dalla crisi”.
leggi tutto

i nomi e le cause del decesso dei 79 lavoratori morti da gennaio ad aprile 2009 sul lavoro

venerdì 10 aprile 2009

CRISI ECONOMICA

sabato 4 aprile 2009

PRENDERE PROVVEDIMENTI CONTRO LA CRISI ECONOMICA

domenica 22 marzo 2009

CRISI ECONOMICA

Più di 560 mila lavoratori in Cassa integrazione nei soli primi due mesi dell'anno.

E' quanto emerge dall'ultimo rapporto a cura dell'Osservatorio della Cgil sulla Cig del Dipartimento settori produttivi, in cui si sottolinea che "la realtà è peggio della immaginazione".
In particolare, sono oltre 483.000 mila i lavoratori coinvolti nei mesi di gennaio e febbraio dai processi di Cassa integrazione nei settori industria, commercio e edilizia, in Italia. A questi vanno aggiunti i lavoratori interessati dalla Cig in deroga, stimabili in non meno di 80 mila unità; per un totale di oltre 563.000 lavoratori.
Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi critica fortemente la Cgil, accusandola di diffondere "stress sociale": "La cosa peggiore in questa crisi così dura e vera è quella di aggiungervi ulteriori ragioni di stress sociale, il cui esito sarebbe l'autoannichilimento di una società per fortuna ancora ricca di potenzialità".
"La Cgil e certa opposizione politica - ha aggiunto Sacconi - stanno esasperando ogni cosa, rilanciando quotidianamente dati già noti come fossero il peggioramento del giorno, organizzando processi sommari ad ogni intenzione, come nel caso del Testo unico sulla sicurezza, disegnando un'Italia spaccata in fazioni e classi e un governo che vuole le morti bianche e il saccheggio del territorio, nemici da abbattere nel nome di una campagna di odio sociale". Guardando ai comparti di produzione, le situazioni peggiori si riscontrano nel settore metalmeccanico, con un aumento del 782,97%, nel metallurgico (+768,81%), nel chimico (+592,38%), nei trasporti e comunicazioni (+851,48%). Più contenuti gli aumenti nella Cassa integrazione straordinaria, "ma sempre su percentuali di aumento in media del 60%, e con alcuni settori oltre il 100%, come i trasporti e comunicazione, carta e poligrafici, estrazioni minerali".

martedì 3 marzo 2009

PROPOSTA DI FRANCESCHINI

venerdì 27 febbraio 2009

SCIOPERO VIRTUALE

giovedì 19 febbraio 2009

TMA (EX-FRENDO)

TMD: FIRMATO L'ACCORDO SULLA CASSA INTEGRAZIONE

Ieri sera negli uffici dell’Associazione Industriale Bresciana, il liquidatore della Tmd (Ex Frendo) di Orzinuovi, Enrico Scio, e i rappresentanti sindacali di Femca Cisl e Filtea Cgil hanno firmato l’accordo che prevede, per l’azienda del settore automotive, due anni di cassa integrazione straordinaria e un pacchetto di incentivi all’esodo.

Pacchetto che sarà presentato la settimana prossima al Ministero dell’industria, insieme con il piano generale di ricollocamento, al rispetto del quale sono legati i due anni di Cigs. Per i 170 dipendenti c’è quindi la concreta speranza di un uscita «morbida» dalla crisi.

Gli incentivi all’esodo saranno di due tipi: per dimissioni volontarie e per mobilita. Nel primo caso il lavoratore potrò contare su una somma tra i 5mila e gli 8mila euro, nel secondo caso tra i 4.800 e i 6mila. L’importo in entrambi i casi sarà legato alla tempistica: chi se ne andrà prima riceverà di più.

Fissato il paracadute per i dipendenti, che futuro resterà all’azienda? È presto per dirlo, spiegano fonti sindacali, il settore sta vivendo un momento terribile e bisogna ricordare che l’azienda è controllata dal gruppo tedesco Tmd Friction, commissariato per insolvenza in Germania. Poiché a Roma cio che conta sarà il piano di gestione degli esuberi, i sindacalisti (De Troìa della Femca e Micheletti della Filtea) contano sull’appoggio delle istituzioni territoriali (Comune di Orzinuovi e Provincia di Brescia) che finora non hanno fatto mancare il loro sostegno.

lunedì 16 febbraio 2009

NUMERO SPECIALE DI BASSAVOCE SULLA TMD















TMD: CHIUDE UNA FABBRICA


170 persone rimangono senza lavoro impotenza , rabbia ,delusione, paura, ansia, fallimento, insicurezza, solitudine, abbandono tradimento. Questo e' un piccolo campionario di ciò che passa per la testa, che senti sulla pelle.Partono tutte le azioni standard di queste situazioni , il Sindacato ha già una procedura fatta di moduli da compilare, interventi da richiedere, azioni da fare, assemblee, bandiere, incontri, tavoli con sindaci , giornali, Provincia . Partecipi incredulo che stia capitando a te, non ci credi……..poco tempo fa ti avevano detto che questo non sarebbe capitato.

Invece……allora ritorni a 15 giorni fa , rivedi i visi delle persone con l'ansia di sapere, risenti le parole che cercano in qualche modo di rassicurare," situazione difficile,"chiusura ?"No , chiusura no " e allora cerchi di ricordare l'espressione di chi parlava, cercando adesso di cogliere magari delle sfumature che spieghino quanto sta accadendo , niente, non trovi niente che possa essere stato un segnale, allora senti ancora di più montare la rabbia , l'incredulità per quanto sta accadendo. Cammini per la fabbrica , lavoro a ritmo ridotto, le persone che parlano , chiedono, alcuni ridono, altri chiedono notizie ,altri progettano iniziative, cartelli ,televisione, lettere… nonostante tutto si vuol continuare a sperare che, come tante altre volte, anche questa passi.

Già tante altre volte è successo che si dovesse chiudere, ma, poi per abilità, fortuna, simpatia,professionalità,sacrificio, tanto lavoro, abbiamo sempre vinto. Tante persone passano per la testa, nomi, visi, storie belle e brutte , paure di malattie come l'asbestosi, si, perché in questa fabbrica si lavorava con l'amianto- Lavorazione cessata nell'Aprile 93- Nel ripensare a quei tempi ti vengono alla mente date, ricordi , allora ti accorgi che sono 40 anni che questa fabbrica è qui, si è sviluppata con noi , ha portato come tutte le cose vantaggi e svantaggi, tante persone hanno trovato lavoro con finalità diverse , chi per completare il periodo contributivo , chi per raccogliere qualche soldo per le vacanze, chi ha intrapreso la carriera da manager, chi per vivere un po' più decentemente. Non sono mancate anche tante polemiche, inquinamento , rischio malattie, puzza, sui camini che sporcavano,… ma, nonostante tutto per tutti questi anni, tutte le mattine i cancelli si aprivano….e..le persone entravano a lavorare progettando amori matrimoni, figli, case, ……siamo invecchiati con lei! Anche questa mattina si sono aperti i cancelli , sembra tutto normale , ma , guardandoti intorno, ti accorgi delle bandiere , degli striscioni, ed allora …la realtà, è li, non puoi modificarla , è sempre un' apertura, ma è a tempo , in marzo i cancelli non si apriranno più, a meno di un improbabile ripensamento ,o che si faccia avanti qualcuno che voglia scommettere su di noi. La fabbrica , la TMD o meglio la FrenDo, esisterà ancora per qualche tempo, ma sarà senza un cuore, sarà fredda e buia, senza il calore ed il colore delle persone.

Un colpo di clacson per solidarietà è quanto chiediamo, un colpo destinato a perdersi fra i pilastri di una fabbrica vuota.

LEGGI TUTTO LO SPECIALE

sabato 6 dicembre 2008

SICUREZZA SUL LAVORO

ThyssenKrupp, un anno dopo










«Non dimenticare la tragedia dei lavoratori della Thyssen è non solo un dovere morale, ma un impegno politico. Per questo è sconcertante che nessun esponente del governo abbia sentito la sensibilità di essere accanto ai familiari delle vittime». Piero Fassino

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sabato 18 ottobre 2008

STRAGE CONTINUA

OTTO MORTI SUL LAVORO IN UN SOLO GIORNO

È un interminabile, triste, rosario quello delle vittime sul lavoro: dalla Sicilia al Veneto sono otto le persone morte venerdì nei luoghi di lavoro, proprio nel giorno in cui il tribunale di Taranto ha condannato tre dirigenti dell'Ilva e tre di una ditta appaltatrice (assolvendo però il presidente del polo siderurgico pugliese Emilio Riva) con pene fino ad un anno e 4 mesi per la morte di due operai, vittime di un incidente sul lavoro avvenuto il 12 giugno del 2003: due giovani di 24 e 27 anni rimasero schiacciati da una delle gru utilizzate per il movimento delle materie prime.

Prende posizione il segretario del Pd che dice: «Cantieri e fabbriche non devono essere luoghi di morte ma posti un cui si vive e lavora. Le norme ci sono si tratta di appilicarle con la necessaria attenzione e se serve severità. »

È ancora tutta da chiarire la dinamica dell'incidente che a Ragusa ha causato la morte di Giuseppe Tumino, 38 anni, in una piccola fabbrica dolciaria, la Gisal, trovato senza vita intorno alla mezzanotte, be cinque ore dopo la fine del suo turno di lavoro, quando in fabbrica, che avrebbe dovuto riaprire tra qualche giorno dopo un periodo di chiusura, non c'era nessuno.
All'arrivo della polizia, penzolava dall'orlo di una vasca di cioccolata, alta tre metri. Probabilmente l'operaio la stava pulendo, in vista della riapertura, o provava il funzionamento della macchina utilizzata per mescolare la pasta di cacao.
Un operaio, Guido Palumbo, che ieri era caduto da una scala mentre lavorava in un'officina a Casoria, invece, è morto in nottata al Cardarelli di Napoli. Era dipendente di una ditta di lavorazione del ferro.

Sempre in Campania un altro operaio, Massimiliano Strifezza, di 33 anni, è morto in un cantiere edile in località Spineta del comune di Battipaglia (Salerno), schiacciato da un pannello di copertura di un capannone industriale che in quel momento era manovrato da una gru.

A Roveleto di Cadeo, nel piacentino, Luan Qosya, albanese di 38 anni, è rimasto folgorato dall' alta tensione. L'uomo, dipendente di una ditta lattoniera, si trovava su una piattaforma alzata da un braccio meccanico a circa otto metri da terra e, mentre stava facendo alcune manovre, ha urtato i cavi elettrici ed è piombato a terra.
Alla lunga lista si aggiunge Giuseppe Tabone, 57 anni, originario di Gela (Cl) stava lavorando alla ristrutturazione di una casa, a San Vitale Baganza (Parma) quando è caduto dal ponteggio alto sei metri morendo. È morto invece travolto dal trattore che stava utilizando sul suo terreno Mauro Strozza, 56 anni, a Barile (Potenza). Il mezzo pesante si sarebbe ribaltato ed è rimasta ferita, in maniera non grave, anche un'altra persona che si trovava accanto alla vittima. Sulla dinamica di questo incidente vogliono però vederci chiaro i carabinieri: la vittima era un pregiudicato e aveva con se una pistola.

A Subbiano (Arezzo) Luca Cerofolini, 30 anni è morto schiacciato dal tronco che stava abbattendo con una motosega. I soccorritori lo hanno trovato agonizzante sotto il pesante fusto: è morto poco dopo.

Non stava lavorando, invece, Hind Larabi, 21 anni, marocchina: la giovane donna però è rimasta comunque vittima di un incidente sul lavoro avvenuto negli spazi della ditta 'Ali Saldaturè ad Arcole (Verona); uccisa sotto una catasta di ferro caduta dal muletto guidato dal fidanzato che la donna era andata a trovare in azienda.

Non ce l'ha fatta ed è morto durante l'operazione all'ospedale di Nola: un operaio romeno di 21 anni, è morto per le gravi ferite riportate alla testa e al torace dopo un incidente in una fabbrica di lavorazione marmi, a San felice Castello, in provincia di Caserta. Il ragazzo trasportato d'urgenza all'ospedale di Nola è morto in sala operatoria Secondo le prime ricostruzioni il ragazzo è rimasto schiacciato da lastre di marmo cadute da una gru. Ma sono ancora in corso gli accertamenti per verificare la dinamica e le cause dell'accaduto.

venerdì 12 settembre 2008

Thyssenkrupp

"Volete la mobilità? Rinunciate a costituirvi parte civile"


I sindacalisti più cauti parlano di «mancanza di coraggio». Quelli più assertivi di «scivolata di stile». I più agguerriti usano un unico termine. Secco e senza possibilità di equivoco: «Ricatto».
Il dato di fatto è che dopo sette operai morti, un’inchiesta lampo della procura, i vertici della Thyssenkrupp - l’acciaieria che il 6 dicembre scorso si trasformò in un inferno - sembrano ignorare i diritti dei lavoratori e vanno dritti per la loro strada. Per avviare la pratica di mobilità per i 60 dipendenti, ancora senza un’occupazione, hanno infatti imposto un aut-aut: la rinuncia a costituirsi parte civile nel processo per il rogo del 6 dicembre e quella di rivalersi legalmente per eventuali malattie professionali.
Univoca la risposta di Fiom-Fim-Uilm: «No». «Non possiamo accettare queste condizioni - afferma Ciro Argentino, delegato Rsu Fiom - sono un ricatto vero e proprio. Se firmassimo tradiremmo la memoria dei nostri sette colleghi morti, oltre a precludere ogni eventualità di risarcimento per malattie legate alla fabbrica». Alla vigilia ...del film di denuncia di Mimmo Calopresti, «La fabbrica dei tedeschi», il problema sicurezza alla Thyssen continua a essere un’emergenza.
Fallita la mediazione dell’altro ieri, negli uffici regionali dell’assessorato al Lavoro, è stata fissata un’altra riunione per il 22 settembre. Ma il fronte sindacale resta compatto sull’impossibilità di cedere a una simile richiesta. La polemica era già esplosa in marzo quando (durante la mobilità per altri 100 dipendenti) i sindacati si accorsero delle clausole del «verbale di conciliazione». Il quale, per garantire la buonuscita, imponeva «a stralcio di ogni e qualsiasi pretesa e/o diritto di ordine sia retributivo, sia normativo sia risarcitorio..., la rinuncia a risarcimenti per danni presenti e futuri ex articolo...2043, 2059, 2087... del codice civile». I tre articoli del codice citati sono quelli del danno ingiusto, del danno morale (che si può chiedere solo in caso di reato commesso dall’azienda) e della messa a repentaglio dell’integrità fisica dei lavoratori.
Guarda caso si tratta proprio delle ipotesi di reato previste nella richiesta di rinvio a giudizio dei vertici Thyssen, firmata dal procuratore vicario Raffaele Guariniello. I sindacati già cinque mesi fa contestarono pubblicamente il documento, mentre l’azienda si difese sostenendo che il modulo «è identico da anni» e che le clausole oggetto della polemica «sono da tempo riportate nei verbali di conciliazione sindacale». Ora però, come non bastasse, alla questione buonuscita si aggiunge l’ipotesi di messa in mobilità dei 60 dipendenti (40 operai e 20 impiegati) ancora alla ricerca di una nuova collocazione.
«Il direttore del personale Arturo Ferrucci - incalza Ciro Argentino - è stato perentorio: o accettiamo quel verbale da noi disconosciuto, oppure niente mobilità, che per i lavoratori rappresenta l’opportunità di trovare più facilmente un posto di lavoro perché più conveniente per la nuova azienda che assume». Fabio Carletti della Fiom aggiunge: «Già in luglio, all’Unione industriale, ci siamo rifiutati di firmare l’accordo sulla mobilità perché la Thyssen voleva inserire nel testo che il verbale di rescissione del rapporto di lavoro sarebbe stato “quello in uso” e cioè quello che noi contestiamo. L’altro ieri c’è stato l’incontro in Regione, ma la Thyssenkrupp ci ha riprovato e con atteggiamento arrogante ha ribadito di volere quella dizione e con una scivolata di stile ha anche minacciato: ”O si trova l’intesa o ritiriamo la procedura di mobilità”». Sulla stessa lunghezza d’onda è Claudio Chiarle, Fim: «La Thyssen deve uscire da una posizione che ritiene essere di sostanza, ma che in realtà è di forma. Noi vogliamo tutelare i lavoratori che ancora ci sono; molti hanno la possibilità di avere un nuovo posto di lavoro e hanno bisogno della mobilità. L’azienda abbia coraggio: tolga, come noi chiediamo, quella frase».
Il direttore del personale, Arturo Ferrucci, ieri da noi ripetutamente sollecitato a intervenire sul problema, non ha risposto. I sindacati non sembrano, comunque, disposti a cedere. «Io ho addirittura presentato un esposto alla procura - sottolinea ancora Argentino - per segnalare la “falsità” del verbale di conciliazione in discussione. Anche perché soltanto dei folli avrebbero potuto accettare quelle condizioni: se fosse vero significherebbe che la Thyssen ha sempre saputo di far lavorare i dipendenti in condizioni limite e ha messo in conto azioni penali. Chiediamo solo il rispetto. Di chi è morto arso vivo e di chi è in cassa integrazione senza prospettive sicure».

Fonte: La Stampa

martedì 26 agosto 2008

UNA CAROVANA PER IL LAVORO SICURO

Ecco l'iniziativa promossa da Cesare Damiano e Giuseppe Giulietti per la sicurezza sul lavoro:

Il nostro appello, invece è

PER NON DIMENTICARE

Non semplicemente attraverso una denuncia, ma con precise richieste alle forze politiche, sociali, della cultura e dell’informazione:

NON ABBASSARE LA GUARDIA NELLA LOTTA CONTRO IL LAVORO NERO E LA PRECARIETA’.

APPLICARE, GESTIRE E MIGLIORARE LE NORME CONTENUTE NEL PROTOCOLLO SUL WELFARE DEL 23 LUGLIO 2007 E NEL TESTO UNICO SULLA SALUTE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO.


ATTUARE LA DELEGA SUI LAVORI USURANTI ENTRO IL 31 DICEMBRE 2008.

PROMUOVERE UNA GRANDE CAMPAGNA MEDIATICA PER UNA CULTURA DELLA PREVENZIONE.

Per dare senso e concretezza alla nostra battaglia vogliamo promuovere una CAROVANA PER IL LAVORO SICURO che colleghi idealmente i luoghi segnati da eventi tragici per la storia del lavoro: Fossano , Campello sul Clitunno , Molfetta , Marghera , Torino, Mineo , Casale … Percorriamo insieme questi luoghi con eventi, dibattiti, manifestazioni capaci di mettere insieme i lavoratori, le forze politiche, sociali, culturali e dell’informazione.

LA SALUTE E LA SICUREZZA SONO UN DIRITTO DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI.
PER UNA VERA CIVILTA’ DEL LAVORO, DIFENDIAMO E APPLICHIAMO LE LEGGI ESISTENTI.
IL LAVORO E’ VITA.”


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